Luigi Molinari Biologo Wac

La storia di Luigi Molinari

Ciao Luigi piacere di conoscerti e benvenuto! Iniziamo con le presentazioni:


Ciao a tutti, sono Luigi Molinari un biologo e lavoro al Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano.

Da quanto tempo ti occupi di fototrappolaggio?

Ho iniziato ad utilizzare le fototrappole nel 2007.

Che cos’è il fototrappolaggio per te?

Le fototrappole sono un ottimo strumento che spesso ci permette di completare le informazioni acquisite con altre tecniche. Per chi si occupa di grandi carnivori ad esempio, sono uno strumento che in qualche modo compensa il limite della “bassa osservabilità” che hanno di solito queste specie .

Come si integra quotidianamente nel tuo lavoro di ricerca e monitoraggio/censimenti?

Le fototrappole per chi studia il lupo sono utili ad esempio per valutare il fenotipo degli individui, che non di rado si riconoscono singolarmente.

Danno inoltre indicazioni molto utili sullo status riproduttivo, sulla salute degli individui, e l’associazione all’interno del branco.

Come per tutte le tecniche il risultato che si ottiene utilizzando le fototrappole dipende dall’obiettivo e da come vengono impiegate.

Dove hai svolto il fototrappolaggio?

Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise e nell’Appennino tosco-emiliano

Quali fototrappole hai usato e quale consigli?

Ne ho usate diverse, di tante non ricordo neanche il modello, non saprei consigliare delle fototrappole, il mercato è in continua evoluzione, ogni modello ha pregi e difetti, ci sono modelli più o meno idonei dipendentemente dall’obiettivo.

Una fototrappola deve essere di fatto un compromesso, i parametri che solitamente sono da valutare sono: prezzo, capacità di illuminazione, tempo di scatto, qualità del video e tanti altri.

Qual’è l’animale che è stato più difficile da riprendere?

Io mi sono occupato solo di orso e lupo. Il lupo, paradossalmente è uno dei più facili da riprendere se si conosce un minimo di biologia.

Com’è nato il WAC? E che scopi ha?

Il WAC è un centro permanente di riferimento per la gestione del Lupo su scala interregionale, è nato principalmente per cercare di fare collaborare tutte le istituzioni o stakeholder che hanno a che fare con il lupo.

La necessità di attivare il WAC risponde ad una oggettiva necessità rilevata a livello locale da parte delle istituzioni interessate dalla ricolonizzazione del proprio territorio da parte della specie

Come collabora con i cittadini del territorio, in particolare con i vari osservatori?

Il Wac collabora con diverse “entità” che entrano in contatto con “il pianeta Lupo” come: le province, le regioni, il mondo venatorio, le associazioni ambientaliste, le ASL, i carabinieri forestali, fino ad arrivare ai privati cittadini.

La collaborazione con gli osservatori permette al wac di ricavare informazioni utili sulla presenza del Lupo nel territorio di afferenza e farle rientrare in un discorso a più ampia scala.

Leggi l’articolo sull’Osservatorio Lupi della Valdenza.

Raccontaci delle storie o spiegaci dei video che hai fatto e che trovi interessante…

Abbiamo pubblicato tre storie molto belle, quelle di Luna, Ventasso e Reno.

Luna è una femmina di lupo che abbiamo conosciuto quando era riproduttiva e territoriale, e che abbiamo seguito fino alla sua morte, avvenuta diversi anni dopo. Leggi l’articolo sulla storia della lupa Luna.

La storia del lupo Reno ci ha permesso di raccontare e spiegare il fenomeno del “Budding “.

Cioè la creazione in un branco in un territorio parzialmente sovrapposto a quello del branco di origine. Leggi l’articolo sulla storia del lupo Reno.

Ventasso invece ci ha permesso di studiare e raccontare il fenomento della dispersione (dispersal) dei giovani lupi. Questo esemplare in soli due mesi ha percorso oltre 500 km. Leggi la storia del lupo Ventasso.

E la percezione che hanno le persone dei lupi com’è cambiata?

Riassumendo molto perché è un discorso molto complesso, la percezione che le persone hanno del lupo dipende molto dal tempo che è passato dall’insediamento della specie.

Un po’ come per tutto, le cose nuove spesso spaventano, a maggior ragione se si tratta di grandi carnivori. Per questo motivo oggi abbiamo a che fare con persone che sanno benissimo cosa è un lupo e non lo temono (c’è comunque chi lo odia e chi lo ama) e persone che in realtà nutrono un forte timore.

Il lupo ormai e tornato dappertutto e nelle aree di nuova ricolonizzazione, come la pianura padana, il lupo è “un oggetto nuovo”, speso temuto. Il timore non dipende solo da questo, dipende anche dal fatto che la paura è spesso strumentalizzata dai settori della società che non vedono il lupo di buon occhio e favoriscono il diffondersi di informazioni infondate o imprecise sulla specie.

Grazie mille Luigi per questa bellissima intervista. Consiglio a tutti di seguire la pagina Facebook del Wolf Apennine Center.

Buon fototrappolaggio!

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