Sciacallo dorato in Italia

La presenza dello sciacallo dorato in Italia – Intervista a Luca Lapini

Tabella dei Contenuti

Buongiorno Luca Lapini grazie mille per questa intervista sulla presenza dello Sciacallo Dorato in Italia, iniziamo…

Qual è la filogenetica dello Sciacallo dorato, che cosa ha in comune con il lupo e il cane domestico?

Argomento da 100 milioni di dollari!
Ma non si esaurisce in due parole, visto che come le capre, i cervi e molti altri animali i Canidi non sembrano sempre obbedire al concetto di specie isolata da vere e proprie barriere riproduttive (fisiche o genetiche). Molti di essi in realtà mantengono separati i loro pool genici seguendo meccanismi differenti, talora soprattutto etologici.

Lo sciacallo dorato appartiene alla famiglia dei Canidi, ma ha origini diverse da quelle del lupo. Lupo e cane sono la stessa specie, lo sciacallo dorato è una specie differente. Le origini del lupo in passato si supponeva fossero eurasiatico- centro settentrionali; oggi, con la scoperta del lupo rosso africano (Canis anthus), si deve invece concludere siano medio orientali.

Fino a meno di dieci anni fa il lupo rosso veniva confuso con lo sciacallo dorato, perché nella parte settentrionale dell’areale di Canis anthus si è verificato un recente flusso di geni fra i due, che in questa area hanno finito per assomigliarsi notevolmente. Al punto tale che per secoli si è supposto che nel pantheon dell’antico Egitto Canis aureus incarnasse Anubi, quarto figlio di Amon Ra e custode del regno dei morti.

Oggi si sa che questo dio dalla nera faccia di cane (lo stesso colore della pelle delle mummie) era in realtà incarnato da un lupo arcaico. Il suo status tassonomico non è ancora del tutto condiviso, ancora conteso fra i nomi di Canis anthus lupaster e Canis lupaster, ma la sua importanza biogenetica è evidente. E’ una forma di grande taglia endemica (esclusiva) dell’Egitto, già individuata nel 1981 su sole basi morfologiche (da Ferguson) e confermata con criteri genetici solo fra 2015 e 2017.

Fototrappolaggio e foto di uno sciacallo dorato
Fototrappolaggio di uno sciacallo dorato (Foto di Stefano Pecorella)

La sistematica del genere Canis, del resto, è molto complessa perché tutti questi cani selvatici sono illimitatamente interfertili (hanno simile corredo cromosomico) e in natura sono mantenuti allo status di specie soprattutto da barriere etologiche ed ecologiche.

Il lupo uccide lupi (e canidi più piccoli) estranei al suo branco familiare, ma in condizioni di ridotta densità popolazionale non disdegna accoppiamenti etero specifici (in genere il maschio di lupo copre la femmina della specie più piccola). Ma la grande affinità tra le diverse specie di Canis porta sovente a ibridi fertili, che in certe condizioni possono addirittura costituire popolazioni autonome dal punto di vista riproduttivo.

Ciò è avvenuto a più riprese in Nord America (ad esempio nel New England), con la formazione di imbarazzanti popolazioni selvatiche – ora chiamate coydogs, ora coywolves – in seguito considerate l’espressione popolazionale di una buona specie di origine ibrida chiamata lupo rosso (Canis rufus).
La genetica ha da tempo confermato che si tratta di ibridi fertili tra lupo grigio (Canis lupus) e coyote (Canis latrans), la cui indiretta origine antropica sembrava chiara ed evidente.

L’arrivo dei coloni europei in America settentrionale aveva infatti drasticamente ridotto (con trappole e fucili) le popolazioni di lupo grigio, stimolando la migrazione verso Nord del coyote, allora tipico del meridione Nord americano (soprattutto Messico e California). Nella loro migrazione verso Nord i coyotes avevano incontrato rade popolazioni lupine, e in queste condizioni si era verificato un flusso genico, tra i due altrimenti, estremamente raro o relegato alla cattività.

Se questa era effettivamente la situazione sembrava poco sostenibile lo status di specie ibrida per Canis rufus, visto che l’arrivo di coyotes in una popolazione di coydogs portava alla naturale scomparsa del lupo rosso, che veniva naturalmente riassorbito dal pool genico dei coyotes.
Il dibattito fra l’esigenza di tutelare Canis rufus o considerarlo un ibrido di origine antropica senza importanza biogenetica è durato a lungo, ma si è comunque concluso con una campagna di protezione di Canis rufus, che è stato allevato in cattività e reintrodotto in aree del tutto prive di lupi e coyotes con un enorme investimento di mezzi e risorse.

Queste iniziative, che parevano essere sostenute da motivazioni animaliste deboli e molto americane, sono state più tardi giustificate da chiare evidenze paleontologiche oloceniche. Canis rufus era già diffuso in Nord America molto prima dell’arrivo degli europei, quindi le sue supposte origini antropiche non potevano spiegarne in maniera esclusiva l’esistenza. La specie viene dunque attualmente considerata (probabilmente a ragione) specie ibrida comunque meritevole di protezione.

L’attuale espansione verso Nord dello sciacallo dorato europeo (Canis aureus) nel subcontinente omonimo richiama da vicino quanto accaduto al coyote in Nord America, con la differenza che gli ibridi tra lupo e sciacallo sono più rari (per ora noti soltanto per la Bulgaria), probabilmente perché la maggiore differenza di taglia tra i due predispone alla predazione piuttosto che alle copule etero specifiche. Nonostante ciò, gli incroci cane-sciacallo dorato sono ormai ben documentati (anche dal punto di vista genetico) in diversi paesi dell’Europa meridionale, e ciò indica chiaramente che gli incroci col lupo grigio, per quanto rari, sono certamente possibili in certe condizioni (oltre che in cattività).

Qual è la situazione dello Sciacallo in Europa?

In fase di forte espansione verso Nord e verso Ovest. La sua espansione è stata consentita dalla quasi totale eradicazione del lupo dai Balcani e dall’Europa orientale, che raggiunse l’apogeo negli anni ’50 del XX secolo. Così già nel 1952-1953 la specie raggiunse Caporetto/Kobarid (Prealpi Giulie Slovene) con diversi animali che solo in parte furono abbattuti.

Il fatto non parve avere immediate conseguenze popolazionali, ma portò a limitati insediamenti sfuggiti ai più che nel 1980 sostennero la colonizzazione dell’Istria settentrionale. Dall’Istria nei primi anni ’80 partirono i flussi che hanno portato all’invasione di gran parte dell’Europa.

Oggi la specie ha raggiunto il Mare del Nord, l’Ukraina, la Polonia, l’Ungheria, la Cechia, la Slovacchia, l’Italia, l’Austria, la Germania, la Danimarca, l’Olanda, la Svizzera, la Francia, ecc. La sua espansione sta rapidamente continuando, ma in tutta Europa la specie viene sottoposta a controllo venatorio più o meno spinto, molto spesso manipolando in eccesso le stime popolazionali, in gran parte dei casi effettuate a esclusivo scopo di controllo venatorio.

Sciacallo dorato in Italia, foto di Stefano Pecorella

Qual è la situazione dello Sciacallo in Italia?

In Italia la specie è arrivata nel 1984, quando fu abbattuto il primo esemplare di Canis aureus nei boschi del Comune di San Vito di Cadore (Belluno). La prima riproduzione italiana avvenne l’anno successivo alla periferia di Udine, con la nascita di almeno due cuccioli, ma la madre venne abbattuta due anni dopo e il padre si disperse nei dintorni. Da allora i dati sono molto aumentati, in tre fasi distinte di diversa tendenza che hanno portato alla sua attuale grande espansione (si veda Lapini et al., 2018).

Ciò gli ha consentito di colonizzare Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige con diversi gruppi riproduttivi, mentre Lombardia ed Emilia Romagna sembrano per ora essere stati raggiunti soltanto da singoli esemplari erratici (2017). In Italia la specie è particolarmente protetta (LN 157/92), ma la Direttiva Habitat 92/43 CEE lo protegge includendolo nella V Appendice (si veda il report relativo alla terza rendicontazione DH 92/43 per il Friuli Venezia Giulia).

Essa elenca specie di interesse unionale che se necessario possono essere sottoposte a controllo locale. Questa evenienza in Italia non si è mai verificata, e non potrà mai essere attuata finché la specie non supererà numeri e densità tali da aver oltrepassato il rischio di estinzione stocastica sul suolo nazionale. La situazione italiana è ancora molto lontana da questi numeri, visto che le più attendibili stime numeriche e popolazionali indicano numeri ancora compresi fra 50 e 85 esemplari, suddivisi in 10-17 branchi riproduttivi in gran parte triveneti, qui l’articolo.

Che tipo di animale è lo Sciacallo dorato? Notturno? Di cosa si ciba? Come si muove? Ha le stesse regole sociali del lupo?

Onnivoro e spazzino (scavenger), diurno solo dove l’uomo non è molto diffuso. In Italia si muove in genere mezz’ora dopo il tramonto, ma non di rado anche in pieno giorno. Si nutre di carcasse, molti animali investiti, rifiuti agronomici, animali di bassa corte, mangime raccolto nei pollai, frutta raccolta nei frutteti e mais utilizzato dai cacciatori come attrattivo per i cinghiali, visceri e resti da macellazione venatoria lasciati in ambiente dai cacciatori. La dipendenza da queste risorse è talmente stretta che lo sciacallo impara rapidamente a correre verso le altane subito dopo uno sparo, tendenza molto evidente anche nei Balcani e in Bulgaria. La specie è un predatore poco efficiente, ma è comunque in grado di catturare attivamente diverse piccole prede.

Le prede ideali per questo spazzino sono mammiferi fino a due kg di peso; vengono quindi catturati volentieri diversi piccoli mammiferi (per lo più roditori), piccole nutrie e lagomorfi. La specie non è in grado di abbattere ungulati adulti selvatici o domestici in buone condizioni di salute (si veda ad esempio), ma è certamente in grado di catturare agnelli, almeno fino ai 2 kg di peso. Sono stati documentati episodi di predazione su capriolo adulto soltanto in condizioni poco favorevoli agli ungulati (ad esempio su neve alta)
Le unità sociali base della specie sono la coppia riproduttiva, monogama, e il gruppo dei giovani, per lo più guidato da una femmina helper (una sorella dell’anno precedente).

Fototrappolaggio e foto di uno sciacallo dorato
Fototrappolaggio di uno sciacallo dorato (Foto di Stefano Pecorella)

Le due unità menano vita per lo più indipendente, talora a diversi km di distanza l’una dall’altra, tenendosi comunque a contatto con lunghe serie di ululati corali. La particolare vocalità di Canis aureus, particolarmente varia, potente e sviluppata, si deve proprio alla necessità di mantenere i contatti tra queste due unità sociali base, in molti casi distanti più di due km.

Nel mese di novembre in ogni caso la coppia riproduttiva si separa dal branco dei giovani e inizia una lunga serie di manovre di corteggiamento che si conclude a febbraio con una tipica figura a T di poco precedente la copula.
La gravidanza dura 61-63 giorni.

In questo periodo la coppia individua una tana di tasso o un’altra cavità ipogea asciutta e sicura dove partorire ed allevare i piccoli dell’anno. In Italia i parti avvengono verso la metà-fine di aprile, ma i cuccioli (in genere tre) escono di tana a un mese e mezzo di vita, per essere poi condotti nel branco dei giovani soltanto ai primi di luglio, quando sono in grado di correre come i fratelli più grandi.

Questo è l’unico periodo dell’anno in cui l’intera famiglia fa davvero vita di branco, in genere tra luglio e novembre. Le differenze fra la socialità di lupo e sciacallo dorato sono quindi davvero notevoli.

Fototrappolaggio e foto di uno sciacallo dorato
Fototrappolaggio di sciacalli dorati (Foto di Stefano Pecorella)

I maschi di sciacallo dorato (Canis aureus) vanno incontro al primo notevole picco ormonale fra gli 11 e i 12 mesi, cosa che li induce a lasciare il gruppo familiare a circa un anno (circa 11 kg di peso), iniziando a questa età la lunga fase di dispersione giovanile. Un branco riproduttivo di sciacalli dorati, per questa ragione, non ha mai numeri complessivi molto elevati, in Europa meridionale in genere attestati attorno ai 5,3 effettivi. Questi piccoli gruppi di animali difficilmente cacciano assieme, limitandosi a raccogliere disordinatamente risorse disperse in ambiente (rifiuti, carcasse di animali investiti, resti di macellazione domestica o venatoria, frutta e ortaggi), o catturando piccole prede (animali di bassa corte, roditori e lagomorfi).
Vecchi dati indicano branchi africani di diverse decine di animali, ma si tratta di errori dovuti alla errata attribuzione specifica degli animali studiati, che in realtà erano lupi rossi africani (Canis anthus), che devono avere una struttura sociale più simile a quella del lupo grigio.

Un maschio di lupo grigio (Canis lupus) subisce il picco ormonale attorno a un anno e mezzo due, rimanendo quindi nel branco familiare molto più a lungo, entrando in fase di dispersione giovanile attorno ai due anni (nei lupi dinarico balcanici 35-40 kg di peso). I cuccioli dell’anno della coppia alfa, inoltre, possono essere abbastanza numerosi (4-7), cosicché i componenti di un branco di lupi sono spesso più numerosi di quanto accade in Canis aureus. Anche se nei primi due anni di vita la mortalità dei giovani non di rado raggiunge il 75%, un branco di lupi può talora essere composto da una decina di animali (giovani dell’anno, alcuni giovani maschi e femmine dell’anno precedente più la coppia alfa). Questi grandi branchi familiari vivono a lungo assieme, imparando a collaborare nella caccia per abbattere anche ungulati di discrete dimensioni (se ci sono).

Lupo e Sciacallo: che tipo di convivenza è possibile? A basse intensità sembrano convivere?

In base a varie esperienze sud europee e italiane pare di sì. Nei Magredi dell’Alta Pianura pordenonese il lupo è arrivato il 3 ottobre 2016 (foto Borghese), puntando dritto verso il territorio di un gruppo riproduttivo di sciacalli insediati attorno ad una maleodorante discarica di rifiuti (una delle ultime del Friuli Venezia Giulia). Erano diversi mesi che seguivamo il gruppo (di 5-8 esemplari), sia con stimolazioni acustiche sia col camera trapping , che davano regolarmente buoni risultati.

Già alla fine del mese di ottobre gli animali hanno smesso di rispondere ai nostri richiami, confermando che in presenza di lupi lo sciacallo diventa muto. Il 25 dicembre dello stesso anno una giovane femmina di questo branco riproduttivo è stata uccisa dai lupi alla periferia di Cordenons (Pordenone), qualche chilometro più a Sud. Da allora silenzio totale, ma le foto trappole hanno continuato a rilevare la presenza del gruppo per due tre anni, anche in presenza dei lupi, che nel frattempo sono diventati più numerosi (nella stessa zona si sono riprodotti sia nel 2018, con sei piccoli, sia nel 2019, con quattro cuccioli).

La coabitazione di un esemplare isolato di Canis aureus con rade presenze lupine è stata verificata con foto-trappole anche in alta Val Brembana (Bergamo) nel 2018 (foto S. Locatelli, 1-2 apr 2018 di almeno due lupi), e ciò conferma che la convivenza a bassa densità tra i due è possibile anche in Italia. L’unico sciacallo dorato che vive in questa valle dal 6 feb 2017 (foto S. Locatelli), infatti, gode ancor oggi di buona salute (foto S. Locatelli, 26 feb 2020), frequentando paesi e zone di diversa quota, dove raccoglie rifiuti e resti alimentari sia attorno al paese di Valleve, sia presso alcuni rifugi alpini (ad es. il Rifugio Terrerosse).

Il silenzio degli sciacalli dorati in presenza di lupi è comunque una risposta antipredatoria ben nota sia in Grecia (G. Giannatos, ex verbis), sia nei Balcani, ma a basse densità popolazionali la coabitazione tra i due può verificarsi e durare nel tempo, sia in Italia (osservazioni personali), sia in Slovenia (M. Krofel, ex verbis), sia in altri paesi del meridione europeo. Le interferenze intra-guild (all’interno della stessa categoria trofica) tra lupo e sciacallo si esplicano in diversi modi. Se i lupi sono pochi cercano di appropriarsi delle risorse alimentari utilizzate dagli sciacalli, con aggressioni episodiche. Se invece sono abbondanti cercano di predare e uccidere gli sciacalli, che non sempre vengono consumati. In Italia l’uccisione di sciacallo da parte dei lupi avvenuta a Nord di Cordenons non è isolata. Se ne è verificata un’altra in Alto Adige nella primavera 2019, e accadrà ancora. In entrambi i casi di cui sopra gli sciacalli non sono stati consumati.

Foto Sciacallo Dorato di Stefano Pecorella
Foto di Sciacallo Dorato di Stefano Pecorella

Uomo e Sciacallo? Ci sono problematiche con gli allevamenti?

Sono problemi episodici e certamente sovrastimati, spesso legati a errate attribuzioni dei danni (si veda per esempio questo articolo). La cosa più tipica è che lo sciacallo venga trovato a consumare la carcassa di un animale domestico ucciso da lupi, cani, o altro e venga accusato quindi del danno. Sul Carso italiano la specie è stata addirittura accusata dell’uccisione di grossi asini, che in realtà erano morti per altre cause. Ad un recente convegno internazionale greco su Canis aureus è stato addirittura proposto un lavoro sulla predazione di ovini senza indicare alcuna evidenza del fatto che gli animali fossero stati davvero uccisi da Canis aureus. Per ristabilire un certo rigore, sicuramente dovuto per un simile convegno scientifico, abbiamo dovuto addirittura modificare il titolo del lavoro, sostituendo la parola “predazione” con “consumo”.

Ma se in questo caso è stato possibile intervenire, in molti altri casi, pubblicati sia in Italia sia in altri paesi europei, la confusione di attribuzione della predazione regna sovrana. Per evitare che danni attribuiti (erroneamente) a sciacallo non vengano risarciti con gli abbondanti fondi destinati a risarcire i danni attribuiti a grandi carnivori (lupo, lince, orso), lo sciacallo è stato inserito nella lista dei grandi carnivori da parte dell’apposito ufficio della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, anche se non raggiunge mai i venti kg necessari per essere compreso nella categoria spuria di “grande carnivoro”. Questa lungimirante iniziativa è stata recentemente seguita per le stesse ragioni anche dalla LCIE (Large Carnivore Initiative for Europe), aumentando le possibilità di tutela della specie in tutti i paesi europei, non di rado condizionata dalla possibilità di ottenere risarcimento del danno (vero o presunto) al patrimonio zootecnico.

I maschi in dispersione hanno la stessa grande mobilità dei lupi?

I maschi giovani di sciacallo dorato in dispersione possono spostarsi anche di 220-230 chilometri dal proprio gruppo riproduttivo (dati da radiolocalizzazione), probabilmente fino a 400 (dati ipotizzati), mentre il lupo in dispersione si sposta anche di 1500-2000.

Come si studia la presenza dello sciacallo in Italia? Road mortality, Jackal Howling? Foto trappolaggio?

La sovrapposizione di tutti i metodi che citi in genere fornisce un quadro molto attendibile, con questo canide, che non passa a lungo inosservato. La base di partenza sono tutte le informazioni verificabili, tenendo comunque conto del fatto che in Italia e in tutti i paesi di neocolonizzazione il pubblico e i cacciatori non conoscono la specie. Quando riferiscono di aver visto uno sciacallo in genere si riferiscono a volpi con la rogna sarcoptica.

Nell’immaginario collettivo la percezione della specie viene ancora fatta coincidere con quella di una volpe bruttarella, unta e spelacchiata. Se invece il testimone riferisce di un piccolo lupo magro merita farci attenzione, soprattutto se questa descrizione viene riferita a diversi animali assieme.
Per questa ragione, per acquisire dati nuovi ci siamo imposti protocolli piuttosto rigidi, codificati da Hatlauf et al. (2016), suddivisi nei livelli C1(sicuro), C2 (probabile), C3 (da verificare), qui trovate l’articolo.
Nonostante questi diversi livelli di attendibilità, in generale consideriamo soltanto i dati di C1, come indicato in tutte le sintesi dei dati disponibili per il territorio italiano (ad es. Lapini et al., 2018). Questo permette di non considerare falsi positivi (prodotti da appassionati, studenti poco seguiti e cacciatori), che rendono illeggibile il quadro complessivo.

Una volta che si verifica un dato di C1 secondo i parametri di Hatlauf et al. (2016) si passa alla fase successiva, che comporta la sua georeferenziazione, con successive stimolazioni acustiche ed eventuale utilizzo di foto-trappole. Il periodo migliore per ottenere risposte complete di firma acustica finale (un vocalizzo che consente di distinguere con certezza gli ululati di Canis aureus da quelli di cane) va da luglio a ottobre.

La road mortality consente certamente di aumentare i dati distributivi, ma il punto in cui viene investito un giovane maschio in fase di dispersione non fornisce informazioni importanti, potendo essere molto distante dal gruppo riproduttivo di origine. Nel caso si tratti di un giovane dell’anno o di una femmina giovane di uno-due anni investita da automobili, invece, la stimolazione acustica eseguita rapidamente porta in genere a individuare il gruppo familiare di provenienza, quasi sempre localizzato negli immediati dintorni del punto di investimento.

Metodiche bio-acustiche standardizzate (si veda Fusillo & Lapini, 2016, nel manuale ISPRA) alle pagg. 336-337) sono state suggerite anche in Italia per i censimenti di questa specie, ma nessun nuovo gruppo riproduttivo italiano è mai stato localizzato utilizzando questi metodi estensivi, che funzionano bene soltanto su popolamenti diffusi e ben strutturati, in assenza di lupi. La sua recente applicazione in un’area di coabitazione col lupo (i Magredi dell’Alta Pianura Pordenonese) ha infatti dimostrato la sua totale inefficacia. In queste circostanze l’impiego del foto-trappolaggio consente comunque di raccogliere informazioni, ma ciò fa crollare la standardizzazione del metodo, che rimane una proposta importante ma quasi sempre velleitaria.

Fototrappolaggio e foto di uno sciacallo dorato
Fototrappolaggio di sciacalli dorati (Foto di Stefano Pecorella)

Che tipo di percezione ha la popolazione italiana sullo Sciacallo? Il ruolo della stampa italiana può giocare un ruolo decisivo come per il lupo?

Al di là delle stravaganti e vivaci polemiche tra varie categorie di utenti della natura (cacciatori, ambientalisti, animalisti, naturalisti), è bene sottolineare che la scelta di accogliere un carnivoro in un paese non spetta a questi litigiosi appassionati.

Lo stato italiano si è già espresso nei riguardi di Canis aureus con la legge 157/92 -che lo considera specie particolarmente protetta- rappresentando la migliore mediazione possibile tra le opposte tendenze dei litigiosi gruppi di interesse più sopra menzionati. Nonostante ciò nel migliore dei casi la specie in Italia riceve ancor oggi le stesse cattive attenzioni pubbliche della volpe, con la quale viene sempre confuso.

Tale confusione viene regolarmente alimentata da sorprendenti articoli in cui l’identificazione dell’animale fotografato in un pollaio viene affidata a “esperti” (cacciatori, veterinari, universitari: ad esempio questo articolo), che con tutta evidenza non sono neppure in grado di riconoscere una volpe.
La percezione pubblica della specie, purtroppo, viene condizionata da queste scellerate campagne stampa, aggravate da quelle orchestrate da una parte degli utenti venatori, convinti che lo sciacallo elimini il capriolo.
Ciò ha già portato alla dispersione di esche avvelenate sul Carso goriziano (quaglie avvelenate con un insetticida sistemico da tempo tolto dal commercio), che hanno provocato l’uccisione di due giovani sciacalli di circa un anno (articolo).

In realtà i dati presentati (da cacciatori!) ad un recente convegno venatorio triestino (2019) indicano che molto probabilmente è l’aumento di cinghiali nelle minuscole riserve carsoline (spesso gestite come magnifici giardini) ad allontanare il capriolo (si vedano questi dati riportati anche in Lapini, 2019), seguendo verosimilmente meccanismi ormai ben studiati in Svezia (articolo).

Ma i pregiudizi non han bisogno di dati, e la percezione relativa alla presenza della specie sul Carso goriziano rimane pessima. In questo senso il ruolo della stampa è determinante, potendo da sola condizionare la stessa conservazione della specie.

Con il probabile aumento della popolazione di lupi nelle Alpi orientali italiane qual è il futuro dello sciacallo?

Le previsioni più attendibili immaginano lupi in boschi montani o collinari, sciacalli al mare, in macchie e canneti nei delta impaludati dei maggiori fiumi, nelle paludi litoranee o nelle golene fluviali.

Fra 10 anni come pensa si evolverà la presenza dello Sciacallo dorato? Verso la pianura padana e le zone umide e paludose?

Le più autorevoli simulazioni di idoneità ambientale indicano che le aree meno favorevoli alla presenza della specie siano le ampie pianure intensamente coltivate, che si presentano come piatte distese azoiche prive di rifugio.

Ma la specie è in realtà capace di sfruttare abilmente i centri rurali, urbani e suburbani, dove non di rado penetra in cerca di cibo, soffermandosi sia attorno alle ormai rare discariche di rifiuti solidi urbani, sia attorno alle fattorie, dove è capace di utilizzare i coltivi, spesso alimentandosi di ortaggi e frutta.

Ciò è già accaduto sia a San Donà di Piave (2009: Veneto), sia a Pordenone (2019: Friuli Venezia Giulia), con singoli esemplari giovani in dispersione che sono penetrati in città. La specie, inoltre, ha già superato il fiume Po, dove ha iniziato a frequentare le paludi attorno a Mirandola (Modena, Emilia Romagna) e le zone umide sull’argine destro del grande fiume. Per ora si tratta di singoli esemplari, ma la strada è segnata.

Sui tempi, però, difficile aver certezze. Se i ritmi dell’espansione saranno gli stessi verificati nei primi 36 anni di presenza della specie in Italia, si può supporre che ci vogliano ancora trent’anni perché lo sciacallo dorato colonizzi tutta la Padania e raggiunga l’Italia centrale.

Grazie mille al dott. Luca Lapini per la bella intervista e per le importanti informazioni riguardanti la presenza dello Sciacallo Dorato in Italia.

Grazie per la lettura e buon fototrappolaggio!

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