Andrea Viviano Ricercatore

Il Castoro in Toscana e Umbria, facciamo il punto con Andrea Viviano

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Ciao Andrea, iniziamo con le presentazioni, raccontaci chi sei e di cosa ti occupi?

Chi sono? Eh, sto ancora cercando di capirlo bene. Attualmente lavoro al CNR all’Istituto di Ricerca per gli Ecosistemi Terrestri a Sesto Fiorentino operando in ambito zoologico soprattutto con i mammiferi, ma sono anche uno studente in agronomia e gestione degli ecosistemi agrari, con una formazione farmaceutica delle piante officinali e medicinali.

Diciamo che l’essermi approcciato a diversi ambiti mi aiuta molto sul lavoro e la formazione in ambito botanico mi è utile perché mi consente di pensare non soltanto al regno animale ma anche ad un regno che talvolta viene visto come marginale o di scarso interesse.

Quando sono avvenuti i primi rilevamenti? Dove sono stati fatti e da chi?

Foto realizzate da Chiara Pucci e Davide Senserini

I primi rilevamenti sono stati effettuati a marzo 2021, ad opera di due agenti della polizia provinciale di Siena in seguito alla segnalazione di un pescatore, e in provincia di Arezzo da un collega. Successivamente sono stati contattati Chiara Pucci e Davide Senserini, tecnici faunistici della provincia di Siena e Grosseto i quali, ci hanno contattato per implementare le conoscenze e ricerche sul campo. Questo per quanto riguarda la regione Toscana.

Pochi mesi dopo, tra maggio e giugno sono pervenute segnalazioni sempre da cittadini e pescatori lungo il Tevere, in prossimità di Città di Castello e Deruta (PG) e a sud della zona di Alviano (TR).

Successivamente cosa avete scoperto?

Abbiamo scoperto mediante fototrappolaggio che la loro distribuzione si estendeva per svariati Km di fiume sia su Merse-Ombrone (Toscana) che su Tevere (Umbria).

Mediante analisi genetiche eseguite su campioni di pelo abbiamo confermato che si tratta di Castor fiber, ricadente nel clade europeo e di origine Bavarese. Inoltre, le medesime analisi genetiche hanno confermato che i castori attualmente presenti in natura non derivano da fughe o rilasci accidentali da zone confinate limitrofe ai ritrovamenti.

Come si comporta il cucciolo rispetto ai genitori?

Mediante l’osservazione dei filmati ottenuti dalle fototrappole, abbiamo osservato un comportamento molto simile a quello che ci rappresenta ovvero, il cucciolo spende il suo tempo giocando con ciò che lo circonda con predilezione per piccoli pezzetti di legno indicandone  un’attrazione naturale.

Al contrario, i genitori spendono la maggior parte del loro tempo di attività rosicchiando e abbattendo alberi di piccole – medie dimensioni (massimo 15-20 cm di diametro).

Attualmente dov’è presente il Castoro in Centro Italia? E di quanti esemplari parliamo?

Il castoro è stato rilevato al confine tra la provincia di Siena e quella di Grosseto in almeno quattro comuni lungo Ombrone e Merse. È inoltre presente nel comune di Sansepolcro in provincia di Arezzo.

Per quanto concerne la regione Umbria possiamo dare conferma della presenza in almeno quattro comuni.

Foto realizzate da Chiara Pucci e Davide Senserini

Da quanto ipotizzate sia presente il Castoro in Toscana e Umbria?

Le nostre sono stime basate sui segni di rosura del tronchi e dai ricacci vegetativi, in particolar modo sul Salix alba e Populus nigra.

A giudicare dal diametro e dalla lunghezza, in relazione alla singola biologia e fisiologia abbiamo stimato che i castori fossero presenti da almeno due anni al momento del primo rilevamento a marzo 2021.

Le analisi genetiche cosa ci dicono? Si tratta di Castor Fiber?

Esatto, si tratta del fiber ricadente nel clade europeo dandoci attualmente la certezza che non si tratta di castoro americano C. canadensis.

Da un punto di vista storico è confortante poiché il Castor fiber era naturalmente presente quindi autoctono nei nostri territori mentre il secondo è una specie tipica del Nord America, con comportamenti e biogeografia del tutto diversi, che avrebbero innescato una sfida ancor più impegnativa.

Ma com’è arrivato il Castoro in Toscana e in Umbria?

È una domanda sulla quale ci siamo fatti un’infinità di ipotesi, quello che posso dirti con certezza è che escludiamo l’idea di una popolazione relitta in quanto, in 500 anni ci saremmo accorti della presenza ed escludiamo la fuga o rilasci accidentali dagli zoo dopo accertamenti in loco e con analisi molecolari. Per ora resta una trama da romanzo giallo.

Li avete ripresi con le fototrappole? Come si comportano?

Si abbiamo una serie di immagini e video eseguiti con fototrappole poste in punti strategici e dalle quali abbiamo osservato un comportamento notturno.

In particolar modo con un picco di attività dopo la mezzanotte, muovendosi su le sponde il tempo necessario all’abbattimento dei tronchi e al trascinamento dei medesimi in acqua, trascorrendo il resto del tempo nelle tane o in acqua dove riescono ad eludere l’eventuale attacco di predatori come il lupo.

Video realizzato da Chiara Pucci e Davide Senserini

Il castoro e l’ecosistema, che benefici può apportare?

Attualmente il tuo quesito è uno dei punti focali che interesserà la nostra linea di ricerca nei prossimi mesi e spero anni. Possiamo ipotizzare un beneficio ecosistemico in toto, dalla meiofauna bentonica a anfibi, artropodi, pesci, avifauna e senza ovviamente escludere il regno vegetale in tutte le sue infinite sfumature.

E il rapporto con altri animali selvatici?

Il rapporto con altri animali selvatici sarà oggetto di intense campagne di monitoraggio anche mediante fototrappole, nella quale andremo ad osservare le interazioni con altri mammiferi come la nutria.

Attualmente ipotizziamo che arrivando ad occupare la stessa nicchia ecologica, la nutria tenderà gradualmente a modificare i suoi ritmi, sviluppando un comportamento più diurno consentendole di adoperare l’ambiente condiviso in orari in cui il castoro è inattivo.

Grazie mille Andrea per questa bellissima intervista, complimenti per il lavoro che state facendo e in bocca al lupo per questo progetto!

Grazie per la lettura e buon fototrappolaggio.

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