Lorenzo Lazzeri

La storia di Lorenzo Lazzeri

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Ciao Lorenzo, iniziamo con le presentazioni. Chi sei e di cosa ti occupi?

Ciao Giacomo, mi chiamo Lorenzo Lazzeri ed abito a Volterra in provincia di Pisa. Attualmente sono al secondo anno di dottorato presso il Dipartimento di Scienze della Vita dell’Università di Siena, nello specifico collaboro con l’Unità di Ricerca di ecologia comportamentale e gestione della fauna.

Mi interesso da tempo di predatori in particolare del lupo, si può dire che sono nato che avevo già questa chiamiamola “passione”. Attualmente mi occupo principalmente di conteggi e monitoraggio di ungulati selvatici e studi di comunità anche attraverso l’uso del camera trapping.

Lupo fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Riguardo questa tecnica, che è l’argomento principale del tuo interessante sito, ho iniziato ad occuparmene per gioco e col tempo ritengo di aver acquisito una discreta esperienza, giusto a gennaio saranno 10 anni da quando ho piazzato la mia prima fototrappola, una Multipir 12 regalatami per Natale da mia nonna.

Qual è il tuo percorso di studi?

Ho conseguito una laurea magistrale in Scienze e Gestione delle Risorse Faunistico Ambientali presso l’Università degli Studi di Firenze. Successivamente mi sono iscritto ad corso post laurea organizzato dall’Università di Siena sulla Gestione dei Grandi Mammiferi.

Volpe fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Attualmente dove stai lavorando?

Come dicevo sono al secondo anno di dottorato in biodiversità e conservazione dell’Università di Siena finanziato con borsa Pegaso dalla Regione Toscana.

Martora fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Che progetto di ricerca segui?

Negli ultimi tre anni mi sono occupato, grazie a due borse di ricerca con l’Università di Siena, del monitoraggio e della valutazione degli impatti su habitat prioritari del cinghiale nelle Riserve Naturali per la Regione Toscana, coordinato dal Prof. Francesco Ferretti.

Daino fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Da poco più di un anno sto seguendo anche un progetto al Parco Regionale della Maremma, oggetto della mia tesi di dottorato, incentrato sulle interazioni interspecifiche tra prede, predatore e mesocarnivori attraverso l’uso delle fototrappole, conteggi estivi degli ungulati, raccolta escrementi su transetti standard di lupo/volpe/tasso.

Quali specie sono presenti nel Parco della Maremma e in che dimensioni?

Per quanto riguarda gli ungulati selvatici troviamo una ricca popolazione di cinghiale e daino, il capriolo (presente nella sottospecie italicus) invece è poco abbondante e risente della competizione con il daino, come vari studi hanno evidenziato.

Il predatore apicale è il lupo, presente in tutto il Parco. Tra i mesocarnivori invece possiamo trovare: volpe, tasso, martora, faina e gatto selvatico.

gatto selvatico fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Che obiettivi ha il progetto di ricerca nel Parco Regionale della Maremma?

Come accennato sopra, gli obiettivi sono di indagare le relazioni che intercorrono tra le diverse specie in questa rete trofica. Sicuramente alcuni temi che svilupperemo saranno:

-un approfondito sulle abitudini alimentari e selezione delle prede del lupo, potendo usufruire di una bella serie storica di dati.

-Valutazione delle interazioni spaziali e temporali tra lupo, prede attraverso l’uso del fototrappolaggio intensivo ricorrendo anche ai risultati del punto sopra.

-Valutazione di possibili effetti top down a cascata sulla vegetazione, sfruttando anche dati acquisti attraverso il fototrappolaggio.

Altri argomenti sono in cantiere ma non possiamo svelare ancora tutto 🙂

ghiandaia fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Come sfruttate il fototrappolaggio nel progetto? In particolare, che metodologie applicate?

Attualmente il nostro disegno di campionamento è semi-opportunistico, si basa su una griglia di 60 celle di dimensioni 1km x 1km, all’interno di ogni cella è stato estratto casualmente un punto nel quale mettere la fototrappola.  Qualora quest’ultimo non fosse utilizzabile e/o idoneo come sito di fototrappolaggio, gli strumenti sono stati posizionati sul sentiero, passaggio di animali, ecc. più vicino al punto estratto.

Ovviamente in un ambiente caratterizzato da vegetazione densa come la macchia mediterranea è stato necessario adattare il campionamento alle effettive condizioni di visibilità e accessibilità dei siti. Le fototrappole, inoltre, sono posizionate all’altezza di 50- 80 cm dal suolo e sono attive 365 gg l’anno 24 h ed impostate in modalità video 10-30 secondi.

Le schede SD vengono sostituite ogni 15/30 gg e in quell’occasione cambiamo anche le batterie qualora queste fossero scariche. Utilizziamo principalmente batterie al piombo ricaricabili da 6 o 12 volt.

Il contenuto delle SD è archiviato immediatamente in un cloud, in seguito si procede all’impegnativo lavoro di sbobinatura e archiviazione dei dati di nostro interesse in un database (p. es. data, ora solare, specie, numero individui, ecc.). Il tutto è svolto al momento manualmente, ci avvaliamo dell’indispensabile aiuto di vari collaboratori, tesisti, tirocinanti precedentemente formati dopo aver superato il riconoscimento di specie e numero individui presenti in 100 video test ammettendo un 5% massimo di errore.

Istrice fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Come analizzate i dati e come valutate le interazioni tra specie diverse?

Il database che nasce a seguito del lavoro di sbobinatura dei video viene poi sottoposto ad analisi, noi facciamo valutazioni su 2 livelli:

-Interazioni spaziali tra specie, ovvero come utilizzano lo spazio le specie di nostro interesse. Per questo scopo utilizziamo opportuni modelli matematici in grado di rappresentare e descrivere un determinato fenomeno o un insieme di fenomeni partendo da dati reali raccolti sul campo e/o osservazioni estrapolate da fototrappole.

– Interazioni temporali tra specie, ovvero analizziamo i ritmi giornalieri di attività delle varie specie e valutiamo il grado di sovrapposizione tra queste, così ad esempio è possibile fare ipotesi di sincronizzazione del predatore rispetto alle prede o evitamento di queste ultime nei confronti del predatore.

capriolo fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Negli anni come stanno cambiando le interazione tra le varie specie e tra queste e l’uomo?

Questa è una domanda interessante, l’argomento sta acquistando soprattutto recentemente particolare risalto anche a livello mediatico. Noi non ci occupiamo in particolare delle interazioni uomo-fauna sebbene nei nostri modelli inseriamo tra i predittori anche il passaggio di persone /auto/bici ecc. estrapolati dalle fototrappole, proprio per controllare un eventuale rumore generato dalla presenza antropica.

Nel nostro caso sembra non ci sia un particolare effetto negativo dell’uomo sulla fauna, ma occorrerebbero senz’altro approfondimenti maggiori qualora volessimo sviluppare questo tema.

Inoltre, da uno studio preliminare pubblicato di recente dal mio gruppo di ricerca (Rossa et al., 2021 in Behavioral Ecology and Sociobiology), sembra che nelle aree del Parco maggiormente utilizzate dal lupo, il daino tenda ad essere prevalentemente diurno, mentre, nelle aree a bassa utilizzazione da parte del lupo, il daino sia più attivo anche e soprattutto in altri momenti della giornata come crepuscolo e notte.

Questo lascia spazio a varie interpretazioni e ad alcune personali speculazioni, è infatti possibile ipotizzare che gli ungulati sfruttino una sorta di “human shield”, muovendosi in orario diurno quando le persone sono più attive (e meno i lupi) e avvicinandosi a zone maggiormente antropizzazione proprio per evitare il principale predatore.

cinghiale fototrappolaggio
Foto scattate alcuni anni fa da Lorenzo Lazzeri in provincia di Pisa con vari modelli di fototrappola Cuddeback

Durante i mesi di lockdown come sono cambiati questi rapporti?

Noi non abbiamo approfondito assolutamente questo aspetto, anche perché ci troviamo a lavorare in una area protetta naturale con accessi controllati e fuori sentiero vietati, che non è mai soggetta ad un “impatto” antropico eccessivamente elevato.

Più lavori, pubblicati di recente, si sono incentrati su questo argomento, infatti il lockdown, definito antropopausa, ha creato situazioni uniche e difficilmente ripetibili. Le risposte degli animali sembrano essere state le più diverse, addirittura la fauna più urbana sembra esserne rimasta svantaggiata.

Mi ricollego a questo per raccontare un aneddoto: nei pressi della foresteria del Parco ed aree parcheggio per i vari visitatori (sia del Parco, sia della vicina spiaggia) era consuetudine vedere diverse volpi confidenti, alcune veramente sfacciate, condizionate pesantemente da ripetuti e non consentiti foraggiamenti effettuati dai vari turisti, ebbene dopo il lockdown io non sono ancora riuscito a vedere una volpe in quella zona.

Grazie mille Lorenzo per questa bellissima intervista, complimenti per i tuoi progetti e in bocca al lupo per le tue ricerche!

Grazie per la lettura e buon fototrappolaggio.

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