Storia Arianna Dissegna

La storia di Arianna Dissegna

Ciao Arianna piacere di conoscerti e benvenuta! Iniziamo con le presentazioni:

Mi chiamo Arianna Dissegna e sono una dottoranda dell’Università di Padova, scuola di Bioscienze. Da ottobre 2018 è iniziato il mio progetto di dottorato, che ha come tema il lupo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (PNFC), nello specifico la riorganizzazione del monitoraggio per ottenere una nuova stima dei branchi e la valutazione dell’efficienza delle diverse tecniche di indagine usate per raccogliere dati.

Cervi nel Parco

Da quanto tempo ti occupi di fototrappolaggio?

Da pochi anni! La primissima esperienza con il foto-videotrappolaggio (che chiamerò sempre videotrappolaggio in quanto uso sempre e solo la modalità video) è stata nel 2017, durante il mio tirocinio di laurea magistrale sul lupo nel Parco, dove ho usato alcune videotrappole per cercare di documentare la presenza dei cuccioli nel mese di ottobre, quando iniziano a seguire gli adulti negli spostamenti. Nonostante l’inesperienza non è stato un totale fallimento, con una videotrappola sono riuscita a filmare più volte il passaggio di un branco con 4 cuccioli, anche se distanti e un po’ sfocati.

Che cos’è il fototrappolaggio per te?

Una tecnica fondamentale per raccogliere dati su specie altrimenti elusive e difficili da contattare, come il lupo. Mi consente di vedere e, se sono fortunata, riconoscere singolarmente gli individui di cui trovo le tracce e gli escrementi durante le mie uscite di campionamento, riducendo al minimo il disturbo, senza appostamenti con binocoli o macchina fotografica o tentativi di cattura dell’animale.

Oltre al valore scientifico, è anche bellissimo, perché consente di avere una visione “privata” sulla vita degli animali selvatici.

Come si integra nel tuo lavoro di ricerca e monitoraggio/censimento?

Nel mio lavoro il videotrappolaggio è essenziale. E’ una delle tre tecniche che uso per fare ricerca (le altre sono wolf howling e genetica non invasiva). La uso in estate in associazione al wolf howling, o tecnica dell’ululato indotto, per la conferma video della presenza dei cuccioli nei branchi, mentre in inverno la uso in associazione ai transetti (dei sentieri predefiniti) che percorro per trovare escrementi di lupo, che raccolgo per la genetica non invasiva, cercando di filmare e di dare un “volto” ai lupi che verranno identificati con le analisi del DNA.

Ma anche da sola come tecnica può essere utilissima: consente di vedere il numero minimo di lupi per branco e di vedere chi sono i lupi dominanti, ovvero la coppia riproduttiva che in ogni branco ha l’esclusiva per l’accoppiamento, riconoscibile perché generalmente è l’unica a marcare il territorio con feci, urina e raspate.

Il bramito del Cervo

Dove hai svolto il fototrappolaggio?

Ho usato seriamente questa tecnica sempre e solo nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, a eccezione di un episodio di qualche giorno in cui per motivi di divulgazione con gli scout (sono stata Capo nei lupetti) mi è capitato di mettere una videotrappola dietro la casa che ci ospitava per il campo estivo nelle Prealpi Venete, filmando per l’immensa gioia dei bambini volpi e faine.

Branco numeroso di Cervi

Per quali attività di monitoraggio/censimento è stata fondamentale?

Come già detto sopra, svolge un ruolo fondamentale per vedere il numero minimo di individui per branco, ma soprattutto per cercare di filmare e riconoscere la coppia dominante di ogni branco, o eventualmente altri individui riconoscibili per altri motivi (deformazioni, ferite, particolarità del mantello, ecc.). Il lupo appenninico è infatti un animale con una bassa variabilità fenotipica del mantello, non presenta caratteristiche individuo-specifiche che consentano un riconoscimento sicuro dei singoli esemplari, a differenza di altri carnivori come tigri, linci o licaoni.

In situazioni di elevata densità della specie, con molti branchi presenti, per riconoscere ogni gruppo è fondamentale trovare uno o più “individui focali”, ovvero lupi che o per il comportamento di marcatura o per caratteristiche fisiche sono riconoscibili e consentono di riconoscere quindi anche il branco di cui fanno parte.

Cerva che allatta il suo cerbiatto

Quali fototrappole hai usato e quali consigli?

Ho sempre usato le videotrappole messe a disposizione dal PNFC, che attualmente possiede 4 diverse tipologie. Quelle con cui mi trovo meglio le IR-PLUS UV565 BF/HD, che sono molto maneggevoli e fanno delle buone riprese ravvicinate, ottime per i punti di marcatura dei lupi, e le IR-PLUS UV5757 BF 110°, che sono grandangolari e rendono facilissimo fare una buona inquadratura che riprenda qualsiasi cosa passi davanti alla videotrappola, anche se l’immagine è distorta e distanziata e di qualità leggermente minore. Entrambi i modelli hanno inoltre un menù per il set-up molto chiaro e comodo da usare, suddiviso in 3 parti per le impostazioni foto/video, PIR e di sistema.

Nell’ultimo anno sono stati acquistati invece i modelli SCOUT GUARD BG960-K24W e SCOUT GUARD SG2060-X: non mi trovo male di per sé, le immagini sono indubbiamente di qualità migliore, ma non apprezzo molto che per poter mettere sia il lucchetto che il cavo in acciaio (python), fondamentali per provare a evitare furti delle schedine SD e della videotrappola, sia obbligatorio comprare la cassetta metallica di antiscasso. Entrambi i modelli infatti non hanno entrambi i buchi appositi per lucchetto e python, mentre l’antiscasso sì, rendendone obbligatorio e non opzionale l’acquisto.

Scontro tra Cervi

L’antiscasso può essere molto utile contro parte dei furti, ma al PNFC in alcuni casi tagliano addirittura il cavo di metallo di sicurezza, il che rende l’antiscasso non solo inutile, ma anche ingombrante e vistoso, rendendo ancora più facile l’avvistamento della videotrappola ai passanti. A mio parere ogni modello dovrebbe possedere tutte le opzioni possibili, e in base alle zone dove verranno disposte valutare se mettere o meno l’antiscasso.

Hai dei consigli per un novizio? Dove farlo, come farlo?

Prima di tutto, bisogna chiedersi il senso che c’è dietro a quello che si vuole fare. Credo che in natura, ma in realtà anche in molti altri settori, niente andrebbe fatto “perché è figo farlo”. Ovviamente non parlo di chi mette una videotrappola nel giardino di casa, parlo di chi vuole uscire dalla propria proprietà privata. Quindi, per un novizio, suggerisco come prima cosa il chiedersi: “Perché voglio fare fototrappolaggio?”. Se la risposta è un vago “perché mi va” o “perché è divertente”, invito a desistere. L’andare a disturbare in aree naturali con la propria presenza, il proprio odore oppure lasciando dispositivi come fototrappole può essere giustificabile a mio parere solo per due motivi: conoscere o fare divulgazione.

Se questi sono i motivi che spingono una persona a interessarsi a questa tecnica di indagine, invito a informarsi su dove il proprio contributo con le fototrappole possa essere utile, o eventualmente non di disturbo: boschi vicino a casa, oasi naturali, percorsi natura ecc.

Collaborare con progetti già esistenti o eventualmente creare dei piccoli progetti locali dà un senso al frequente disturbo che, anche se minimo, la fototrappola arrecherà agli animali selvatici, oltre a creare una rete in cui le informazioni raccolte non vadano esclusivamente ad alimentare l’ego di qualche profilo social, ma aggiungano informazioni utili sulla presenza e la biologia delle specie selvatiche. E’ fondamentale rispettare poi le direttive legate alla privacy delle persone filmate e a non avvicinarsi a zone delicate e di particolare interesse naturalistico/di conservazione.

Branco di Cinghiali

Tutto questo deve nascere da basi solide sulla conoscenza degli animali selvatici, che si ottengono con tanto studio. Capire le abitudini di un animale permette di rispettare le sue esigenze nel posto in cui vive, in modo che quando uscirò e cercherò le tracce su cui basarmi per mettere la fototrappola, io sia anche capace di fermarmi per tempo e non esplorare oltre.

Concludo con una frase bellissima del fotografo Tim Flach, che si presta bene sia al fototrappolaggio che alla fotografia naturalistica: “E’ strano pensare che possiamo dare più valore all’arte che al soggetto ritratto”.

Ovvero, quando diamo più importanza all’avere una bella immagine, stiamo togliendo valore all’essere vivente che vogliamo ritrarre. E questo non va mai bene.

Qual è l’animale che è stato più difficile da riprendere?

Direi due mammiferi che non sono ancora riuscita a filmare ma che sono presenti nel PNFC: puzzola e donnola.

Istrici nel Parco

E quello che ti ha dato più soddisfazioni?

A parte il lupo per ovvi interessi di ricerca, direi che grandi soddisfazioni sono arrivate un po’ da tutti gli animali. Le lepri sanno essere folli quando giocano o si spaventano, con dei salti incredibilmente scoordinati che rimandano ai cartoni animati; i tassi mi fanno morire dal ridere quando scavano, marcano e bisticciano; i gatti selvatici sanno essere molto affettuosi tra di loro, come i nostri gatti domestici con noi; e infine i cervi, anzi soprattutto le cerve, che con enorme mia sorpresa mi rivelano ogni volta una gamma di comportamenti molto variegata: spintoni, giochi, coccole, e anche una certa goffaggine come una volta in cui ho filmato una cerva tossire e inciampare mentre usciva dal macchione di cespugli.

Giovani cervi

Raccontaci delle storie o spiegaci dei video che hai fatto che trovi interessanti.

Beh un video molto bello e interessante è quello del lupo che ulula proprio di fronte alla videotrappola, fatto l’anno scorso. E’ stato un colpo di fortuna, la videotrappola era lì perché si trattava di un punto di marcatura del branco e quel lupo ha proprio ululato lì in posa. Assolutamente inutile ai fini di ricerca, però bellissimo. Un altro video a cui sono molto affezionata, anche se di bassa qualità perché fatto con una videotrappola che stava per finire il suo ciclo vitale, è quello di un istrice che insegue due lupi, divertentissimo. Entrambi i video sono stati pubblicati dal PNFC su Facebook e YouTube.

Lupo che ulula

Ma uno dei video di cui vado più fiera, che però non è stato pubblicato ancora dal PNFC, è quello dell’abbattimento di una cerva da parte di un branco. Il giorno che sono andata a recuperare la videotrappola sono passata, come sempre, da un allevatore che ha gli animali in un pascolo lì vicino. Tra una chiacchiera e l’altra mi racconta che nel campo vicino al suo ha visto dei lupi che stavano mangiando qualcosa, per poi scappare. Vado a vedere nel campo e trovo i resti di una cerva sparpagliati e già ampiamente mangiati. Penso: “Che peccato, sarebbe stata una scena interessantissima da filmare ma la videotrappola è troppo distante da questo campo, almeno qualche centinaio di metri.” Arrivo alla videotrappola e subito noto che proprio di fronte ci sono macchie di sangue ovunque. Non ci volevo credere. Apro in preda all’adrenalina la videotrappola e do una prima occhiata ai video, che durerebbero 60 secondi, notando che in un filmato si vede qualche lupo mangiare qualcosa. Scappo di corsa in ufficio e guardando un video alla volta scopro che per un pelo sono riuscita a filmare l’esatto momento in cui un lupo, da solo, afferra la cerva per il collo, la abbatte a terra e glielo spezza. Tutto da solo. Poi si vede il branco arrivare e mangiare. Una scena cruenta, anche se attutita dal fatto che si svolge di notte, ma bellissima. Un’emozione indescrivibile.

Come hai visto cambiare il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi in questi anni?

Nei 3 anni in cui frequento il PNFC direi che l’unico vero cambiamento che ho visto è quello climatico! Il caldo che è aumentato, soprattutto in inverno, ha degli effetti forti sulla fauna, che porta a trovare lucertole fuori dal letargo e i bombi in cerca di fiori a inizio febbraio.

Volpe in primo piano

Attualmente quanti branchi di lupi ci sono nel PNFC?

Parto dal presupposto che non ho concluso né la raccolta dati né le analisi. Non mi sento di dare un numero con certezza ora, quindi dirò solo che almeno una decina di branchi ci dovrebbero essere.

E quanti gatti selvatici?

Non saprei proprio. Stiamo cercando di capire meglio la sua distribuzione nel PNFC, ma siamo distantissimi ancora da una stima affidabile del numero degli individui.

Situazione procioni? Hai fatto dei video?

Per i procioni non sono state fatte di recente indagini specifiche, anche se si sta organizzando per ricominciare. Sappiamo solo che gli avvistamenti sono calati ma continuano ad esserci, tra cui un mio avvistamento avvenuto l’anno scorso. Con le videotrappole credo di averne filmato uno quest’estate ma di sfuggita, ma c’è da dire che tendono a stare strettamente lungo i torrenti, quindi se non si mettono specificatamente delle videotrappole lì è difficile documentarli.

Per un fototrappolaggio etico e non invasivo che attenzioni bisogna avere?

Come suggerito sopra, servono conoscenza e buone intenzioni. Entrambe, non solo una delle due. Serve mettere da parte l’egocentrismo e voler fare qualcosa di fatto bene e utile. Procedendo con questo spirito si metterà la fototrappola solo dove si può e può essere utile metterla, senza disturbare la fauna, non si cercherà di alterare il comportamento degli animali con del cibo o altri attrattivi, ottenendo dei video onesti e utili per accrescere le conoscenze e il rispetto verso la fauna selvatica della propria comunità.

Grazie mille Arianna per questa bellissima intervista. Consiglio a tutti di seguire i canali social del Parco Nazionale Foreste Casentinesi: Facebook e Youtube in particolare.

Buon fototrappolaggio!

Condividilo sui social

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email

Ti potrebbe interessare:

Rimani in contatto