Valentina Oberosler Fototrappolaggio

La storia di Valentina Oberosler

Ciao Giacomo, e ciao a tutti! Sono Valentina Oberosler, ricercatrice postdoc al MUSE – Museo delle Scienze di Trento, dove mi occupo dello studio e monitoraggio di varie specie di mammiferi selvatici, principalmente attraverso dati da fototrappolaggio.

Da quanto tempo ti occupi di fototrappolaggio?

Non sono certo una veterana. Ho iniziato a lavorare con le fototrappole nel 2015, per la mia tesi di laurea magistrale. In seguito, anche la mia esperienza di servizio civile, e poi il dottorato, si sono focalizzati sulla tecnica del fototrappolaggio e sull’analisi di questo tipo di dati per studiare specie e comunità di mammiferi in diversi contesti ecologici.

Parlaci dei progetti di Ricerca del Muse in particolare di fototrappolaggio della fauna selvatica:

Per quanto riguarda il fototrappolaggio, sono diversi gli ambiti in cui il MUSE opera sfruttando questo metodo di indagine. Qui in Trentino, abbiamo all’attivo dal 2015 un programma di monitoraggio standardizzato e pluriennale nel settore meridionale del gruppo di Brenta e massiccio Paganella-Gazza, che ha appena visto concludersi la sua sesta stagione consecutiva.

Il progetto è svolto in convezione con il Settore Grandi Carnivori della PAT e ora anche in partnership con l’Università di Firenze. Su esempio di questo lavoro, è stato avviato proprio nel 2020 un monitoraggio del tutto simile in Trentino orientale, in collaborazione con il Parco di Paneveggio – Pale di S. Martino. Inoltre, le fototrappole sono in uso per il museo ormai da più di un decennio anche in alcune foreste dell’Eastern Arc tanzaniano, dove il MUSE ha una sede distaccata di ricerca per il monitoraggio della biodiversità locale.

Valentina Oberosler Fototrappolaggio Lince

Infine, siamo partner del Mongolia Snow Leopard project, un programma di ricerca sul leopardo delle nevi e altre specie di interesse conservazionistico nei monti Altai della Mongolia, basato proprio sulla raccolta di dati da fototrappolaggio in vaste aree montane.

Dove hai svolto il fototrappolaggio?

Sebbene non abbia alle spalle tanti anni di esperienza sul campo, il mio lavoro con le fototrappole è legato a tre continenti, proprio in relazione ai progetti di cui vi accennavo poco fa.

Al monitoraggio ormai consolidato in Trentino ho collaborato ogni anno sul campo fin dalla sua prima edizione. L‘anno scorso ho poi avuto la fortuna di partecipare alla quarta spedizione del progetto Mongolia, con il compito di recuperare le fototrappole posizionate 3 mesi prima da altri componenti del team su un grande massiccio montuoso (4200 m).

Infine, pur non avendo svolto in prima persona fototrappolaggio in Tanzania, nel corso del dottorato ho analizzato anche dati provenienti dai monti Udzungwa, esperienza che mi ha permesso di familiarizzare con specie curiose e poco conosciute.

Come si integra il fototrappolaggio nel tuo lavoro di ricerca e monitoraggio/censimento?

Come vi raccontavo, finora per me il fototrappolaggio è stata la tecnica di indagine più utilizzata. Nello studio della fauna selvatica, è un metodo che presenta sicuramente molti vantaggi: permette, ad esempio, di acquisire una notevole mole di informazioni arrecando il minimo disturbo agli animali, e con uno sforzo in termini di tempo e risorse relativamente limitato.

Si tratta di strumenti molto versatili, che consentono di perseguire obiettivi differenti: dall’indagine sulle specie presenti in una determinata area, all’analisi dei loro ritmi di attività; dallo studio dei pattern di distribuzione (ad esempio le preferenze ambientali delle specie), fino alla possibilità di stimarne l’abbondanza – e quindi la densità – in un territorio.

Questo è possibile quando gli animali sono distinguibili individualmente dal loro aspetto, ed è il caso ad esempio del leopardo delle nevi: il mantello di ogni individuo è caratterizzato da macchie disposte in maniera unica, che permette di identificarlo ad ogni occasione.

L’orso bruno e il fototrappolaggio, come studi il territorio e come posizioni le fototrappole?

Fototrappolaggio Orso di Valentina Oberosler

Al contrario di chi usa le fototrappole per ottenere scatti di qualità, cercando siti in cui il transito o la sosta degli animali sono più probabili, o scegliendo un’inquadratura d’effetto, il nostro lavoro in Trentino si basa su una raccolta dati standardizzata, e lascia quindi meno spazio alla creatività e meno libertà nel posizionamento: i siti sono stati definiti a priori in modo da essere uniformemente ripartiti sull’area di studio e rappresentativi del gradiente altitudinale, che per noi va dai 500 ai 2000 m.

Tali siti, salvo casi di forza maggiore, sono sempre gli stessi da un anno all’altro. In questo modo è possibile ottenere uno spaccato realistico dell’uso del territorio da parte delle specie e anche, aspetto interessante, in termini di disturbo antropico.

In altre parole: posizionando le fototrappole su sentieri e strade forestali, molto sfruttate sia dall’uomo sia dalla fauna, possiamo, con la stessa tecnica e simultaneamente, quantificare non solo i passaggi delle specie selvatiche, ma anche delle persone, dei veicoli e degli animali domestici. Infine, questo protocollo permette l’applicazione, altrimenti impossibile, di una serie di approcci statistici per studiare la distribuzione spaziale e temporale degli animali.

Animali selvatici e le attività antropiche una difficile convivenza?

Questo è un tema complesso, dai numerosi risvolti in ambito economico, sociale e politico. Sicuramente al giorno d’oggi lo studio della fauna selvatica non può ignorare la “dimensione umana”, che permea quasi ogni ambiente del pianeta.

Anche il fototrappolaggio, nel suo piccolo, può offrire informazioni utili nell’analisi del rapporto tra specie selvatiche e attività antropiche, col fine ultimo di favorirne la convivenza.

Come interagisce l’Orso con l’ambiente naturale?

La presenza dell’orso bruno sulle nostre montagne dovrebbe essere motivo d’orgoglio, essendo il Trentino l’unico territorio dell’arco alpino in cui questa specie, nonostante la persecuzione diretta e diffusa da parte dell’uomo, è riuscita a sopravvivere senza soluzione di continuità.

Questo sicuramente la dice lunga sulla qualità e l’idoneità ambientale del nostro territorio alla presenza dell’orso. L’analisi specifica che abbiamo effettuato suggerisce che in Brenta meridionale non sono tanto le variazioni dei parametri ambientali, ma piuttosto le attività antropiche e le infrastrutture, a modellare il suo uso dello spazio.

Come si crea un progetto di ricerca sul campo usando il fototrappolaggio?

Tutto dipende dall’obiettivo della ricerca! Quando lo scopo è verificare la presenza di una o più specie su un territorio, sarà importante scegliere i siti di monitoraggio in modo da massimizzare le possibilità di fotografare gli animali.

Se invece gli obiettivi sono altri, come analisi di distribuzione o abbondanza, sarà più importante impostare un disegno di campionamento che rispetti determinate regole finalizzate all’applicazione di modelli analitici. E dall’obiettivo dipende la scelta del tipo di fototrappola da utilizzare.

In Brenta ci interessa scattare serie rapide di fotografie, con macchine dal sensore molto reattivo (in modo da perdere meno informazione utile possibile), performanti in termini di qualità delle immagini e durata delle batterie. Per questo usiamo Reconyx, per lo più del modello HC500 o Hyperfire2.

Quali sono passi da seguire e aspetti da prendere in considerazione?

Prendiamo per esempio il caso del monitoraggio sistematico in contesto alpino. Affidarsi a persone che conoscono bene il territorio è essenziale in fase di pianificazione del lavoro. Allo stesso tempo, un buon coordinamento e il dialogo tra persone ed enti coinvolti è un buon punto di partenza per la riuscita di ogni progetto di ricerca.

In Brenta il monitoraggio, che interessa 60 siti su un’area di 220 km2, funziona grazie al lavoro simultaneo di un gruppo di persone formate.

Volontari fototrappolatori MUSE-PAT? parlacene un po’

Si tratta di un piccolo gruppo di collaboratori appassionati e competenti, che operano sul territorio trentino da anni per documentare le bellezze della biodiversità locale grazie all’uso delle fototrappole. Il loro contributo è utile sia al Settore Grandi Carnivori sia al museo, in svariati modi.

E’ frequente che forniscano segnalazioni utili a livello gestionale per diverse specie, in particolare i grandi carnivori. Inoltre, producono eccellente materiale divulgativo, fondamentale per sensibilizzare il grande pubblico e le scuole; alcuni di loro ci aiutano durante il monitoraggio sistematico. Sono poi grandi conoscitori del territorio trentino, e da loro non si smette mai di imparare.

Penso che il loro punto di vista possa offrire spunti funzionali anche all’attività di ricerca.

Qual è l’animale che è stato più difficile da riprendere?

Eh, tutto dipende dall’ambiente che consideriamo… Vi faccio un esempio nella nostra area di studio in Trentino occidentale, per la quale abbiamo ormai una certa esperienza. Normalmente nel corso di un’estate fotografiamo l’orso bruno in un terzo dei siti.

E’ sicuramente un buon numero, ma non è poi così tanto se pensiamo che l’area di studio si trova proprio all’interno della core area della popolazione alpina. Questo a ulteriore prova, salvo rare eccezioni, dell’elusività di questi animali.

E quello che ti ha dato più soddisfazioni?

Dovendo sceglierne uno, direi il leopardo delle nevi. Sarà che i grandi felini esercitano su di me un fascino particolare, e che ho avuto la fortuna di vedere con i miei occhi i posti meravigliosi in cui vive.. effettuare escursioni per recuperare le fototrappole e ritrovarsi la sera nella ger (la tenda mongola, ndr) a controllare le schede SD è stata una grande emozione.

In particolare, il campionamento del 2019 ci ha dato grandi soddisfazioni sia nel numero di immagini sia nelle qualità delle fotografie.

Esempi di pubblicazioni scientifiche in relazione a dati da fototrappolaggio di progetti MUSE:

Grazie mille Valentina per questa bellissima intervista e per le bellissime immagini.

Consiglio a tutti di visitare il sito del Museo delle Scienze di Trento (MUSE) e di visitare Verteblog, il blog della Sezione di Zoologia dei Vertebrati MUSE, su cui trovate aggiornamenti periodici di tutte le attività di ricerca.

Buon fototrappolaggio!

Condividilo sui social

Condividi su facebook
Condividi su whatsapp
Condividi su telegram
Condividi su twitter
Condividi su linkedin
Condividi su email

Ti potrebbe interessare:

Rimani in contatto