Stefano Pecorella fotografo naturalista

La storia di Stefano Pecorella

Ciao Stefano piacere di conoscerti e benvenuto! Iniziamo con le presentazioni:

Ciao a tutti, mi chiamo Stefano Pecorella e sono cresciuto nel Tarvisiano e poi nella Bassa Friulana, da sempre sono un amante della natura e della fauna. Ho presto cominciato ad interessarmi di Carnivori, collaborando con l’associazione Canislupus Italia sul lupo e con il Museo Friulano di Storia Naturale su sciacallo dorato e lontra. Mi muovo principalmente in Friuli-Venezia Giulia, con qualche “sconfinamento” in Veneto e in Slovenia.

Capriolo fotografato da Stefano Pecorella

Oltre al foto-trappolaggio negli ultimi anni ho cominciato a fotografare dal vivo. L’emozione del contatto visivo con gli animali è qualcosa di unico e impareggiabile.

Foto di Cervo adulto che bramisce fotografato da Stefano Pecorella

Da quanto tempo ti occupi di fototrappolaggio?

Sono passati nove anni da quando ho piazzato la mia prima foto-trappola nel Carso goriziano, riuscendo fortunosamente a riprendere uno sciacallo dorato (Canis aureus). Da allora ho foto-trappolato anche lupo, orso, gatto selvatico e ho avuto la fortuna di catturare la prima immagine di lontra (Lutra lutra) del XXI secolo nel territorio del Friuli-Venezia Giulia. Tra i grandi e medi Carnivori manca solo la lince… Chissà!

Foto di Gufo Reale fotografato da Stefano Pecorella

Che cos’è il fototrappolaggio per te?

Il foto-trappolaggio ha rappresentato una rivoluzione nel mondo della ricerca faunistica. Uno dei pionieri di questa tecnica fu l’amico Duccio Berzi, presidente dell’associazione Canislupus Italia, che utilizzò trappole fotografiche auto-costruite per seguire il lupo nell’Appennino.

Foto di Cervo adulto fotografato da Stefano Pecorella

Oggi il foto-trappolaggio è tecnica affermata per studiare le specie elusive, ma anche un’attività hobbistica, che forse andrebbe regolamentata vista la sua enorme diffusione.

Le foto-trappole sono anche un valido aiuto per prepararsi ad una sessione di fotografia dal vivo: conoscere le abitudini e i movimenti degli animali che si desidera fotografare è essenziale con le specie più elusive. Infine, per me le foto-trappole sono un modo per scoprire quali animali circolano intorno a casa. Scoprire quali specie si muovono nelle proprie zone ha sempre un fascino particolare e alle volte può riservare delle sorprese

Fotografia naturalistica di Stefano Pecorella

Dove hai svolto il fototrappolaggio?

Carso goriziano, dove seguivo lo sciacallo dorato; Foresta di Tarvisio, dove ho foto-trappolato l’orso e la lontra; Prealpi Carniche, dove grazie a una collaborazione fra Canislupus Italia e Therion Research Group si è svolto un progetto di ricerca su lupo e gatto selvatico; infine nella pianura friulana, dove sto attualmente seguendo l’espansione dello sciacallo dorato lungo il corso del fiume Torre insieme agli amici del Corpo Forestale Regionale.

Fototrappolaggio e fotografia naturalistica, come si integrano?

Ho utilizzato le foto-trappole per capire meglio le abitudini e i comportamenti dei barbagianni (Tyto alba) nella Bassa Friulana, attività propedeutica che si è rivelata fondamentale per scattare, successivamente, foto agli animali dal vivo.

Quali fototrappole hai usato e quale consigli?

Ho usato Ltl Acorn, Cuddeback, Scout Guard, Boskon Guard, Tec Bean e tante altre, ma con ognuna di esse sono riuscito a ottenere delle buone immagini: il segreto è nel posizionamento dell’apparecchio.

Quale foto-trappola scegliere dipende dal target. L’importante è disporre di apparecchi affidabili, cioè con una buona durata della batteria e un tempo di risposta accettabile.

Foto Sciacallo Dorato di Stefano Pecorella

Per i progetti di studio su larga scala (nelle Prealpi Carniche, ad esempio, avevamo in campo oltre trenta apparecchi), in cui ciò che conta è il dato di presenza e non la qualità della ripresa, si può impiegare anche foto-trappole a bassa risoluzione, ad esempio le vecchie e affidabili Scout Guard SG550 o 570 con la batteria esterna.

Al contrario, se è necessaria una buona qualità d’immagine (ad esempio per il riconoscimento individuale del gatto selvatico) meglio orientarsi verso modelli come la Cuddeback Attack o foto-trappole ad alta risoluzione.

Qual’è l’animale che è stato più difficile da riprendere?

Il lupo, forse, a causa del suo vasto home range, ma anche la lontra che usciva bagnata dall’acqua e non veniva rilevata dal sensore della ft mi ha dato del filo da torcere…

Articolo: il lupo in Friuli

Articolo: il ritorno del lupo in Friuli

E quello che ti ha dato più soddisfazioni?

Questa domanda mi mette in crisi! Non saprei scegliere fra la prima immagine di lontra friulana oppure i video dei barbagianni in copula in un vecchio casolare della Bassa. Entrambe queste riprese mi hanno fatto saltare per la gioia.

La foto di lontra ha un valore simbolico, in quanto in Friuli-Venezia Giulia era estinta, mentre i barbagianni in riproduzione hanno un’importanza particolare, perché la specie in Italia settentrionale è fortemente minacciata dalla perdita di habitat e siti riproduttivi.

La Lontra e il fototrappolaggio, come studi il territorio e come posizioni le fototrappole?

La distribuzione della lontra sul territorio si studia tramite la ricerca degli spraints, deposti solitamente su massi e sotto ai ponti, e delle impronte sulle rive dei corsi d’acqua. Le foto-trappole per la lontra vengono posizionate sempre in prossimità dei corsi d’acqua, nei punti di marcatura.

Articolo: Il ritorno della lontra eurasiatica nell’Italia nord-orientale

Lo Sciacallo dorato e il fototrappolaggio, come studi il territorio e come posizioni le fototrappole?

Lo sciacallo dorato è un grande opportunista: si stabilisce in territori dove ha la possibilità di reperire facilmente del cibo. Frequenta zone umide, golene fluviali, macchie mediterranee e viene escluso dall’arrivo del lupo, suo naturale antagonista. In Carso sono riuscito a localizzare il rendez vous di un nucleo di sciacalli grazie ai resti alimentari ed alle marcature.

Attualmente sto studiando la distribuzione degli sciacalli nel basso corso del fiume Torre. Per scegliere le stazioni dove installare le foto-trappole mi sto aiutando con la ricerca di impronte compatibili lungo l’alveo del torrente. Fino ad ora questa strategia ha dato buoni risultati, ma devo fare molta attenzione alle piene!

Articolo: fototrappolaggio dello sciacallo dorato (Canis aureus moreoticus), dati dal Carso italiano

Gatto selvatico e il fototrappolaggio, come studi il territorio e come posizioni le fototrappole?

Il gatto selvatico predilige gli habitat forestali. In Friuli è ben diffuso, specie nella fascia prealpina dove raggiunge ottime densità. Per catturarlo si può posizionare le foto-trappole su sentieri e radure all’interno dei boschi. Un piccolo trucco: il gatto selvatico è solito arrampicarsi su tronchi, grandi massi e sui resti dei muretti a secco, per avere un migliore screening olfattivo e marcare il territorio.

Posizionare la foto-trappola in prossimità di questi punti può restituire immagini interessanti. Con questa specie la ricerca delle impronte non è d’aiuto in quanto esse sono del tutto identiche a quelle del gatto domestico.

Raccontaci delle storie o spiegaci dei video che hai fatto e che trovi interessanti…

Una primavera, andando a controllare un foto-trappola in Carso, mi sono trovato fra i piedi una faina morta, con un segno di morso sull’addome. Controllo quindi la foto-trappola più vicina, trovando un’immagine che mostra due sciacalli dorati nell’atto di attaccare la faina. Un raro colpo di fortuna, che dimostra come le foto-trappole possano riprendere le interazioni fra specie simpatriche. In questo caso la predazione è da attribuirsi alla competizione alimentare per il consumo di una carcassa.

Come sta cambiando la percezione dell’uomo comune del selvatico?

Ciò che noto è una crescente indifferenza da parte della collettività, cosa assai triste. Le persone che si definiscono “amanti degli animali” in realtà sono amanti soltanto di cani e micetti e credono che la “natura” siano i fagiani e le nutrie.

Il concetto e l’importanza della biodiversità è una cosa sconosciuta ai più.

Purtroppo, anche fra coloro che si definiscono “appassionati di natura” noto una deriva verso il “mordi e fuggi”. La tendenza è ad accalcarsi dove c’è la possibilità di scattare qualche foto e poi sparire, senza impegnarsi in alcuna iniziativa a favore dell’ambiente o senza la curiosità di conoscere. Il trend degli ultimi anni è estremamente negativo.

Sulla categoria venatoria preferisco non esprimermi.

Grazie mille Stefano per questa bella intervista, consiglio a tutti di seguire i canali social di Stefano: Facebook, Youtube e Instagram.

Grazie per la lettura e buon fototrappolaggio a tutti!

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