Intervista a Emiliano Mori, biologo, sul fototrappolaggio

La storia di Emiliano Mori

Tabella dei Contenuti

Ciao Emiliano piacere di conoscerti e benvenuto! Iniziamo con le presentazioni:

Mi chiamo Emiliano Mori e sono un post-doc precario dell’Università di Siena. Mi occupo di comportamento animale e di biogeografia dal 2011. Ho fatto un dottorato di ricerca sul comportamento spazio-temporale dell’istrice.

Da quanto tempo ti occupi di fototrappolaggio?

Dall’inizio del mio dottorato di ricerca, quando ho iniziato a utilizzare le fototrappole per monitorare l’utilizzo delle tane da parte dell’istrice.

Che cos’è il fototrappolaggio per te?

Uno strumento decisamente molto importante per studiare il comportamento di specie selvatiche, elusive o minacciate, riducendone ai minimi termini lo stress (che potrebbe invece aumentare laddove fossero catturate). In questi tempi di crisi, è anche una tecnica relativamente economica, che sopperisce a spese elevate legate alla cattura, all’applicazione di radiocollari e alla telemetria.

Come si integra nel tuo lavoro di ricerca e monitoraggio/censimenti?

E’ fondamentale per studiare le relazioni spazio-temporali tra prede e predatori, sebbene in molti casi sia difficile utilizzare le fototrappole per censire le specie in quanto difficilmente riconoscibili individualmente. Il riconoscimento individuale è possibile solo per pochissime specie in Italia, come il gatto selvatico, che ha un pattern di macchie individuo-specifico.

Dove hai svolto il fototrappolaggio?

Soprattutto nella Sito Natura2000 “Poggi di Prata”, nelle Colline Metallifere del Grossetano.

Per quali attività di monitoraggio/censimento è stato fondamentale?

Per la determinazione dei ritmi di attività di specie elusive e di specie semifossorie come istrice, tasso, volpe e martora.

Quali fototrappole hai usato e quale consigli?

Ho usato le MultiPir 12 e le Acorn, che raccomando come rapporto qualità-prezzo.

Hai dei consigli per un novizio? Dove farlo, come farlo?

Ai novizi, raccomando sempre di rivolgersi a persone più esperte, per ridurre il disturbo agli animali (per esempio, fototrappole vicino a rendez-vous di lupo o a cucciolate di lupi e altri carnivori) e per agire in condizioni di legalità. In generale, le fototrappole si piazzano lungo sentieramenti di animali, ovvero dove si vedono impronte, a 50cm-1 m da terra (ma l’altezza varia al variare di specie target).

Qual’è l’animale che è stato più difficile da riprendere?

La puzzola, un vero fantasma!

E quello che ti ha dato più soddisfazioni?

La lepre italica, la cui presenza nell’area in cui vivo non era nota.

Gestire il gruppo facebook sul fototrappolaggio ti ha dato una interessante visione su questo fenomeno e la sua recente diffusione?

Sì, anche se a volte è snervante spiegare alla gente che esistono regole e comportamenti da rispettare.

Come hai visto cambiare il fototrappolaggio in questi anni?

Spero non sia una mera illusione, ma in alcuni è aumentata la consapevolezza dell’importanza di questa tecnica e del rispetto della fauna selvatica.

Per un fototrappolaggio etico e non invasivo che attenzioni bisogna avere?

Come dicevo, collocare le fototrappole troppo vicino ai siti riproduttivi (nidi, tane ma anche rendez-vous) può creare un disturbo importante. Inoltre, mettere un cartello che avvisi della nostra attività (autorizzata) è fondamentale per tutelare la privacy.

Grazie mille Emiliano per questa bellissima intervista. Buon lavoro!

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