Avvistamento lupi in città durante lockdown

La fauna selvatica ai tempi del lockdown

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Da fine febbraio siamo stati testimoni di un rallentamento di tutte le attività umane e quindi ad una riduzione del disturbo antropico.

Si sono susseguiti sin da subito avvistamenti reali e fake news sugli animali selvatici che si “riprendevano” il territorio. Per fare chiarezza ho intervistato Duccio Berzi, tecnico faunistico, che ha seguito e studiato questo fenomeno.

Come si sono comportate le specie selvatiche in questi due mesi di lockdown?

E’ difficile rispondere in modo attendibile, con dati di carattere scientifico a questo tipo di domanda ed andare oltre a quelle che sono le percezioni di chi, me come tutti, è costretto a stare a casa.

Stiamo osservando quello che succede fuori dai racconti dei pochi o dalle immagini che girano in rete, che spesso sono fake, video che sono stati girati prima del lockdown o documenti riallocati in zone diverse da quelle di origine.

E’ probabilmente arrivata a tutti l’immagine dei cervi giapponesi con il cartello indicante la cittadina “taroccato” ad hoc. Appare però evidente che qualcosa sta cambiando, con una velocità piuttosto sorprendente.

Il lockdown visto da ricercatore di fauna selvatica è un evento davvero straordinario, sarebbe stato strepitoso poter pianificare una ricerca per verificare come cambiano le abitudini degli animali in funzione dell’assenza dell’uomo. Ma invece le nostre fototrappole sono rimaste fuori senza possibilità di cambiare batterie o schede…

Speriamo comunque di poter utilizzare i dati che raccoglieremo per analizzare l’impatto di quest’evento.

Quale sono state le specie più coinvolte?

Sicuramente le specie territoriali, in particolare quelle i cui territori più vocati sono prossimi alla saturazione e che quindi sono costantemente obbligate a spingersi verso le aree antropizzate, e quelle che invece trovano vicino ai nuclei abitati facili risorse trofiche.

Si è parlato di Cinghiali, tassi, lupi, cervi anche perché sono gli animali più evidenti… Ma i più piccoli come uccelli e roditori o altro?

Il lockdown è coinciso con un momento particolare, per tante specie coincidente con il periodo riproduttivo. Si sono quindi visti uccelli costruire il nido negli specchietti delle auto ferme o nei tubi di scappamento, ma anche istrici scavare la tana nei giardini pubblici o tassi che si spostavano nelle città deserte, magari anche questi alla ricerca di siti per scavare le proprie tane.

Ma anche l’ambiente marino ha riservato grandi sorprese, sicuramente qui ha giocato il suo ruolo la miglior qualità delle acque e l’assenza di barche e navi che hanno reso abitabili porti e canali.

Le cronache ci hanno riportato vari casi di incontri di lupi in città nella tua Toscana, cos’è successo veramente?

In Toscana il lupo da alcuni anni ha sostanzialmente colonizzato tutto il territorio utile, la presenza dei lupi in ambienti periurbani è una realtà che conosciamo da almeno 15 anni. Il lupo peraltro è una specie che si adatta benissimo a qualunque ambiente, come ampiamente documentato storicamente in Italia e in tanti contesti extranazionali. Sono ormai storia i filmati dei lupi a Brasov, città della Romania da 500.000 abitanti, che attraversano la città.

Specie territoriale, saturazione dei territori, disponibilità alimentare, adattabilità, queste sono motivazioni più che sufficienti per spiegare quello che stiamo vedendo. Spesso poi ci sono delle condizioni specifiche.

Il lupo avvistato a Sesto Fiorentino

Ad esempio in un video che è diventato velocemente virale, realizzato a Sesto Fiorentino, il lupo si muoveva in pieno mattina nelle strade del centro, in quanto era impegnato ad inseguire un capriolo, poi rimasto bloccato in un cancello di una abitazione. La distanza del capriolo dal torrente, dove normalmente si possono osservare mentre brucano l’erba, era piuttosto limitata.

Il capriolo che fuggiva dal lupo di Sesto Fiorentino

Quindi alla fine niente di così eccezionale. Non ci dimentichiamo poi che in questo periodo moltissime sono le persone che sbirciano dalla finestra con il telefono in mano e le strade sono deserte, quindi le opportunità di vedere e riprendere un animale che si sposta per le strade sono enormemente più alte del normale.

Il canale che passa a fianco di Sesto Fiorentino

Fra pochi giorni ci sarà la ripartenza di molte attività e l’aumento antropico tornerà piano piano ai livelli antecedenti alla crisi, cambierà qualcosa?

Sicuramente sarà un trauma per “noi” e per “loro”, sia in termini di incidenti stradali, di incontri ravvicinati, ma anche di tentativi di riproduzione falliti. Non si tratta di problematiche e di scenari nuovi, l’Italia è già una nazione in cui l’interfaccia uomo selvatico è molto serrata, ma di sicuro questa nostra prolungata assenza ha spinto molto avanti nella direzione della città la linea del confronto.

Oppure gli animali rimarranno nei “territori conquistati”?

Per molte specie la conquista degli spazi periurbani sarà solo una parentesi, come sono arrivati torneranno nelle loro aree di presenza storica. Ma specie più adattabili, una volta superato il “confine” della città, potranno tranquillamente continuare a vivere, in fine dei conti le nostre città offrono ampi spazi di verde pubblico e privato, abbondanti risorse trofiche ed anche una relativa tolleranza da parte dei cittadini.

Questo virus ci dovrebbe far riflettere molto sul nostro rapporto con la natura selvatica, vista anche la sua provenienza? Quale sono i consigli che ti senti dare per una corretta coesistenza tra uomini e natura?

Questo virus ha messo in evidenza la fragilità della nostra società così come la forza della natura che ci circonda che è in grado di riconquistare i propri spazi con una velocità sorprendente.

L’origine del virus, legata come sembra ai pipistrelli ha già generato delle reazioni allarmanti nei confronti di questo piccolo mammifero, innocuo e minacciato.

E’ bene che ci sia chiarezza da parte del mondo scientifico, in particolare biologi e medici, e responsabilità da parte dei media, sulla inconsistenza delle paure legate alla possibilità che gli animali selvatici o domestici da questo punto di vista possano rappresentare un pericolo, altrimenti la già fragile condizioni di molte specie potrebbe diventare davvero critica.

Grazie mille Duccio per questa bella intervista e per averci raccontato il tuo punto di vista da esperto in questo momento così particolare delle nostre viste.

Grazie per la lettura e buon fototrappolaggio!

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